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venerdì 24 marzo 2017

Pillole Palermitane. Anche qui è Primavera

C'è questa sorta di banchina, al Foritalico, a pelo d'acqua.


Bisogna superare l'immondizia sparsa qua e là, quell'immondizia che non se ne va mai, neanche a toglierla repentinamente.

C'è odore di alghe morte, forse pesci. Ci sono cani distesi sulla sabbia, nella loro disperazione randagia.

E c'è questa banchina. Un delicatissimo rettangolo di cemento a pelo d'acqua. Basta un po' di vento per increspare la superficie e l'acqua gli finisce sopra.

E lì, un attimo brevissimo, la bellezza più pura e disarmante che possa partorire una banchina di cemento e un mare inquinato.

Quando Palermo fa così io sento particolarmente dolore. Forse per quel meccanismo antico e pulsante che richiede uno spacco per fare entrare la luce.

Quel meccanismo che ti porta ad abbracciare questa città anche se non ha altro da offrire che decadenza e si sa che di decadenza non si vive, al massimo si muore e bisogna anche ringraziare se finisce così.

A me viene sempre e ancora questa sorta di voglia di raccontarla, Palermo. Non so neanche in quale modo, in quanti modi. Ma forse imparare a raccontarla in maniera fedele e coerente forse è l'ultima spiaggia in cui soggiorno per sperare di cambiare qualcosa.

Quantomeno per non abituarmi, per sapere come pormi domande e dove cercare risposte. "Tu sei Palermo", mi hanno regalato una volta questa identità.

Cosa significa, però, lo devo ancora scoprire.

martedì 14 febbraio 2017

Buongiorno Piet


Non li cerco io; giuro: sono loro che vengono da me. 
Per un caffè in compagnia. 
Sopra: tazza di caffè, residuo. 
Sotto: "Lungo L'Amstel", 1903, Piet Mondrian.

domenica 9 ottobre 2016

Forse per ora è così

E non c'è granché da dover spiegare. Devo solo riconoscere meglio questa nuova vita, questo nuovo modo di pormi, questo essere senza troppi progetti, senza nemmeno capire. Insomma, sto ricominciando?

Illustrazione di Bruce Stanfield

sabato 24 settembre 2016

La porta

Marguerite Duras, "i testi segreti"

Autrice che ha dato il nome alla macchina da scrivere; un libro magico del quale estratto mi dà in qualche modo misterioso il senso per continuare a scrivere, anche se fa paura e molti dubbi continuano a tenermi fedelmente compagnia.

venerdì 23 settembre 2016

Le mille e una notte

Trovato il deposito per il passato di Marguerite.
Che forse ci sono un po' di storie da raccontare?

martedì 13 settembre 2016

Una voce

Marguerite con la tosse, Marguerite un po' ammaccata. Per fortuna, per ogni influenza c'è una soluzione e poi si ricomincia.

venerdì 9 settembre 2016

Marguerite sanguina

Non mi è scoppiata la penna in mano,
e non vado a lavorare in miniera.
Lavoro, sì, ma non lo sa nessuno.

venerdì 2 settembre 2016

La distanza vede

Però, questa sì che è una frase commovente e poteva dirmela solo una persona altrettanto commovente. Essere una città come questa forse non è un buon affare; ma tant'è quasi quasi felice che mi pare vada bene così. Almeno finora.

martedì 16 agosto 2016

L'ho incontrato a Bologna

Il Dio Delle Piccole Cose non cede alla grandi, nemmeno per svista, nemmeno per errore.

In giro per il mercato della Montagnola:
Mia sorella, dopo aver scovato quei pesciolini, un po' rotti -ma chi non lo è-, mi indica la ballerina e non resisto, troppa tenerezza per poterla lasciare lì.
Non ci posso fare niente, in qualche modo c'è sempre un richiamo per tesori nascosti al quale non si può resistere.

In foto: (da sinistra) Pongo, Clelia e Kintsugi.

lunedì 15 agosto 2016

Estate è

Sette brevi lezioni di fisica e Il Maestro e Margherita, Rovelli e Bulgakov spaparanzati beatamente sul sofa. Essere in vacanza è anche avere il tempo di leggere non solo prima di andare a dormire, angolo del tempo della giornata relegata alla sua fine. Il ritorno ai piaceri delle pagine stampate, i commenti a fine capitolo, l'attesa della pizza.
No, quest'ultima non è una cosa che c'entra granché, ma fa parte dei desideri momentanei.

Sorelle accennate, Fabbrico Town, momento della sera.

venerdì 12 agosto 2016

Tutto il mondo

È da tanto tempo che non partivo solo con uno zaino e la regola dell'essenzialità per possedere il mondo (e non è del tutto vero: ci sono due o tre capricci viziati del tutto superflui).
Quella a cui vado incontro è una liberatoria e preziosa esperienza, sperando. E non vedo l'ora!

domenica 7 agosto 2016

Di tutte le guerre

Monumenti ai caduti, piazza Umberto I, Siculiana, provincia di Agrigento.

Mi piacciono questi monumenti commemorativi composti da bassorilievi o statue rappresentanti un determinato periodo storico ma con targhe del genere: "ai caduti di tutte le guerre". Tutte, nessuna esclusa; ogni caduto è uguale all'altro e mi piace anche allargare la veduta a tutti i morti, nemici e alleati, giovani vecchi, uomini e donne, siciliani e siriani. A tutte le morti da evitare, di tutte le guerre, a loro un pensiero.

sabato 6 agosto 2016

Di una cavigliera, solo l'ombra

L'immagine sufficientemente insulsa di un paio di gambe storte e con le caviglie grosse sulle quali l'ombra di una corda ha disegnato una cavigliera di caucciù è l'unico ricordo digitale dell'oretta prima di un attacco potente di sindrome di Stendhal, quando una serata totalmente improvvisa mi ha portato su una barca, al molo di Mondello, per fare un giro al largo.

C'era un cielo così generoso di stelle che oggi ho dovuto pensare -un vero e proprio atto di mente locale-, a quanti frammenti di cielo abbia visto così pieni, così immensi e così ricchi da lasciarti senza parole.

Sì, forse è scontato dire che in città è davvero un peccato non riuscire a vedere una sola di queste proiezioni fantasma che sono le stelle, ma quando te ne ricordi così all'improvviso fa ancora più male, ma un male non aggressivo, solo desideroso di molti più cieli di questo genere. E il punto è questo, suppongo: quando anche un male si palesa solo perché anch'esso è desideroso, capisci che la felicità è possibile. Non so come funzioni, ma forse basterebbe non inseguirla, se davvero c'è gente che lo fa.

martedì 26 luglio 2016

L'amour fou (l'amour de feu)

Io ti amo. E sono contenta di vivere in un'epoca in cui sei un mero oggetto di moda, un capriccio vintage, inusuale. Perché se fossi vissuta ai tempi della tua gioventù, vecchia mia, mi saresti venuta a noia. Invece oggi, con tutto questo virtuale, con questo touch che non tocca niente, io ti amo e mi diverto.

lunedì 25 luglio 2016

Ciao, Jeanne

C'è questo quadro di Modigliani al quale ho particolarmente donato il cuore, per puro narcisismo, suppongo, oppure per immenso onore. È un ritratto della bella e amata Jeanne Hébuterne, del 1918.


Mi somigliava moltissimo. Merito del fatto che è uno dei pochi ritratti fatti a Jeanne, se non addirittura uno dei pochi nella carriera in generale dell'artista dagli occhi di acqua torbida, con le pupille. Mi è riuscito abbastanza semplice, guardando, rivedermici: eravamo molto simili. I capelli, le orecchie, la bocca, la posa tutta e l'espressione, familiare, di quelle che farei io. 

Ho sempre amato moltissimo questa cosa. Perché amo follemente Modigliani, amo i suoi colori, le sue modelle, i suoi ritratti. E poi perché l'idea di essere io, nella realtà, simile all'idea, alla concezione che lui aveva della donna che amava mi scombussolava il cuore.
Potevano avvenire milioni di miliardi di combinazioni fisiche nel mio corpo, nel mondo intero, nella mente di Modigliani, ai suoi tempi, ma per questa che vivo è capitato che io somigliassi non alla vera Hébuterne, bensì a come lui la vedeva. Ho amato moltissimo questa cosa. 

Mi dicevo: non esiste, ma se esistesse sarebbe meraviglioso: un incontro astrale, una dimensione diversa in cui io sono stata scelta per somigliare a ciò che il cuore di Modigliani vedeva tramite gli occhi e riproduceva con la sua mano. Blessed. 

Tutti mi hanno dato conferma di questa somiglianza. Alcuni, lusingandomi, hanno persino confermato il fatto che somigliassi proprio allo stile modiglianesco, con il collo lungo. In realtà vi dico, conosco ragazze con colli molto più modiglianeschi e di gran lunga più aggraziate, ma continuo a coccolarmi nell'idea di essere perfetta per un quadro a modo Modì. 

Però ora il tempo è passato. Non troppo lungo, ma il sufficiente perché riguardassi dopo molto tempo quel quadro - o l'immagine su internet - e vedessi in me un cambiamento. Con un po' di dispiacere, lo ammetto, ma il mio "Jeanne 1918" sta passando. Forse è l'espressione o forse sono solo i miei capelli, che sto ricominciando a (non) curare affinché ritornino ricci. O forse perché Modigliani ha scelto un'altra modella, chi lo sa. Il fatto di crescere e invecchiare mi ha lasciato al Dorian Gray dalla parte opposta della tela: non ho chiesto al quadro di cambiare al posto mio e dunque sono qui, a qualche dettaglio di differenza da Jeanne. 

Ti saluto, mia cara Jeanne: t'ho sognato e fantasticato, ho cercato di immaginare cosa ti dicesse Amedeo quando in quel periodo ti ritraeva con degli occhi che erano proprio i tuoi e non porte non ben definite verso l'immenso, come gli altri. Forse aveva trovato già l'immenso con te, e lo voleva fissare con due punti luce. Mi piaceva immaginare che dicesse qualcosa che pensavo anche io, qualcosa che nel tempo, in qualche maniera, avessi ripetuto, come una vita dopo la vita. 

Ti devo salutare, Jeanne dell'Anima, perché il tragitto sta per prendere un'altra rotta. Però non ti abbandonerò del tutto, spero di conservarti sempre gelosamente in un angolo di personalità.
E finché nel cuore c'è posto per Modì, tu sarai sempre una mia foto sbiadita, un memento per ricollegarmi a me stessa.

sabato 23 luglio 2016