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lunedì 10 ottobre 2016

Nel mezzo di, nel mezzo di, nel mezzo di

È così. Che vuol dire?
Vuol dire che le cose sono come sono in questo momento, e per viverle forse non devo aggiungere né togliere nulla.

Non ho altro che me, in questo momento e quella macchina da scrivere, quel quaderno e questo computer dai quali cerco di modellare un futuro ipotetico. E l'incontro con Gli Altri non può che farmi bene, anche se mi mette in confusione.

Gente che mastica l'orgoglio degli altri con piroette narcisistiche da nuclei insicuri e tremolanti; gente che dona Meraviglia come le più audaci delle creature magiche da fiabe sotto la tempesta; gente che rincuora, che altro non dà che affetto quando proprio non serve altro che quello. Gente che entra in me e divento Quella Gente.

Per ora sono così, non ho altro che questo. Non ho soldi, non ho un lavoro, non studio; non sono indipendente, non imparo a cucinare, non ho la patente; non faccio attività personali, non faccio teatro, non dipingo, non vado in bici, né in pattini; non imparo a cantare, non sviluppo nessun estro creativo.

Per ora sono così, nel mezzo di un mucchio di pensieri e sentimenti. E forse ora ho capito: devo essere così e basta. Indago, me stessa e gli altri attraverso me stessa. Ringrazio chi mi ha fatto male e chi non lo fa, sto elaborando una ricchezza degna della miniera di diamanti.

giovedì 29 settembre 2016

Come ti senti, disse

José Saramago, Il Vangelo Secondo Gesù Cristo 

Erano i dolori, alla fin fine, che stavano provando lei.


Serata particolare, questa, piena di rivelazioni. C'è un po' di tempesta dentro, ed è normale, per ora il meteo generale non prevede giornate lungamente serene. Stavo solo pensando a questo estratto del romanzo, che ho sottolineato ai tempi e riportato molte altre volte, in diversi contesti. 

Credo che ora mi abbia addirittura tranquillizzato, consolato se è possibile, come se mi avesse detto quello che dovevo sentirmi dire. Ero a letto e ho detto a voce alta "come ti senti...", desiderosa di continuare ma non ricordando come continuasse esattamente. Non so perché l'ho fatto, ma l'ho detto.
Mi sono alzata dal letto, ho cercato in libreria, ho preso il libro e ho sfogliato le pagine, sapevo bene che l'avrei trovato tra le prime pagine e che avrebbe attirato la mia attenzione perché sottolineato. 

Calma, respiro, audacia. 

Quanto coraggio ci vuole a essere esseri umani. Che fatica immane. 

Dedico questo frammento di magia firma Saramago a quelle mie amiche che per ora ne hanno uno per capello, tra studio e sentimenti vari e a mia sorella, che sta trovando un nuovo pezzo di sé in una nuova città. Ogni cambiamento porta spazi vuoti e forse sono questi spazi vuoti a fare male; circostanze rumorose in cui si scoprono nemici laddove non si poteva neanche immaginare. Però siamo esseri umani e possiamo tutto, o quasi. 

Lasciare che i dolori ci provino, scoprino i nostri spazi tra le nostre ossa e i nostri muscoli, divertirsi da dentro con i nostri pensieri e permettere loro di farci piangere: forse questi sono tutti pezzi per mettere insieme l'umanità. 

La tempesta è umanità, è inevitabile. Non lo possiamo impedire, almeno io non lo so fare e la subisco così come viene. 

Comunque sia, leggetevi Saramago. Dio, quanto fa bene. 

venerdì 23 settembre 2016

L'Allegro Condominio Della Noia

Ritorna, un po' arrancando, L'Allegro Condominio Della Noia, con le sue creazioni di intrattenimento. Prima o poi riprenderò seriamente anche la pagina facebook, ma la verità è che da quando l'ho aperta non ho fatto poi chissà quante creazioni.

Palermo sembra voler nascere, da questo punto di vista: ci sono associazioni e negozi nuovi di artigianato vario ed eventuale, non mi dispiacerebbe informarmi e muovermi anche in quella direzione, fosse solo per curiosità.

Ad ogni modo, oggi è una giornata fiacchissima con il tempo d'autunno che si è annunciato ancora prima del tanto celebrato solstizio. E io mi rifugio, in difesa, dentro il Condominio, come spesso di è capitato di fare.

Forse è questo il bello di essere, certe volte: avere sempre un rifugio dentro di sé dove sentirsi al sicuro o, come in giorni del genere, anche solo un po' meglio. Mi sembra di riscoprire certe verità di nuovo, ultimamente. Come se me ne fossi dimenticata per un po'.
Vedi, le cose strane: alla fine crescere significa solo riprendere e ricordare quello che sapevi già ma che, per priporità sbagliate, avevi messo da parte.

lunedì 19 settembre 2016

Distrarsi, sbagliare, procedere- Calma Respiro Audacia

La faccia da "perché ho scritto questa cosa?", "ma che cacchio ho scritto?" "cancelliamo tutto".

Forse c'è la fortuna dell'idea, della voglia di fare nonostante la paura. C'è un progetto e io sto cercando di svilupparlo. Ma oggi il cielo nuvoloso e la polvere spazzata che ha preso tutta la mia mattina ha forse stancato la creatività. 

Vabene Gea, tranquilla, allora fermati, che fretta c'è?
Nessuna, in effetti. C'è però la paura della mia costante incostanza nelle cose, il terrore nel deludermi. 
C'è la debolezza nell'impegno rispetto al tranquillo scorrere dei pensieri sul blog, che mi chiedo "ma piuttosto di cazzeggiare qua, non ti puoi rimettere a scrivere seriamente?" no, non posso. Stressati, non stressarti.
Se non ci fosse il peso lontano del futuro, dietro tutto questo, forse sarebbe più facile? 
È un mondo per giovani scrittori non laureati? Ci si può permettere di inseguire i propri sogni arrancando come vecchietti pieni di artrite? Che cosa vuoi fare del tuo futuro, Gea? 

non venirmi a dire "preferisco un poeta, preferisco un poeta ad un poeta sconfitto".

Calma, respiro, audacia. Calma, respiro, audacia. Calma, respiro, audacia. Calma, respiro, audacia.
Calma,
respiro,
audacia.

sabato 18 giugno 2016

Il secondo segreto sporco del sesso

Chi può parlare di sesso? Qual è l'autorità suprema? I sessuologi, gli educatori sessuali?


Qui, ne parliamo talmente di rado che i preti hanno preso l'iniziativa, creando un mucchio di danni.

Forse bisognerebbe a due grandi fazioni, a mio parere: gli adolescenti, che immaginano molto e sanno ben poco e le pornostar, che sanno molto e immaginano poco (o il necessario).

Io, dal mio canto, srotolo gomitoli di parole, al riguardo, niente più. Rido, nel parlarne nei momenti di confidenza, di malizia giuliva, di parole sussurrate e dette a metà.

Il segreto sporco del sesso è che è completo quando non è solo fisicità. Quando sboccia all'improvviso, senza che te l'aspetti. D'un tratto una persona la vedi differentemente, la percepisci diversamente e ti senti come acqua che scorre. Come un fiore che si schiude di notte -sì, l'amo fatta 'a metafora stile Pascoli guardone&gelsomini notturni (famosa band rock demenziale del 900)-. Dici "Ah...!" e dialoghi con una parte di te e del tuo corpo che ti anticipa sempre sui gusti riguardo una persona.

Il segreto sporco del sesso è che si tratta di un continuo dialogo tra curiosità e dubbio, un viaggio di andata e ritorno dalla pelle all'anima. Pensateci: fate sesso ogni volta che lo raccontate. Ok, è un po' invasivo e inquietante così, scusate. Ma il bello del sesso non è solo come lo si fa, ma come lo si racconta. Se inventassero un peep show di nudità e parole, diventeremmo tutti grandi protagonisti.

Il segreto sporco del sesso è che ci rende malleabili come pongo, spalmandoci l'uno sull'altro in incontri a volte sabbiosi, a volte rocciosi; sotto la tempesta o in bassa marea.

Il segreto sporco del sesso è che c'è tanta, ma tanta vita. Tanta superficie e tante profondità oscure e abissali.

"Il segreto sporco del sesso è che non è sporco." 
[JD, Scrubs]

mercoledì 20 aprile 2016

Tette Social

Una mia bellissima e cara amica, che chiameremo Questa Ragazza, ha messo una foto profilo di quelle vedo-non vedo e sbavo, di quelle in cui il soggetto si scinde da uno a tre, accaparrandosi fiumi di likes. Cose che si vedono quotidianamente sui social, non ci si fa nemmeno caso, si dà per scontato e ci si limita a fare spallucce, appena indignati.
Ad ogni modo, vedere questa foto ha fatto fare un excursus al mio cervello, molto veloce, balzando in diversi sentimenti e articolandosi principalmente in tre fasi:
  •  La prima, il rimprovero: tra me e me ho rimproverato a Questa Ragazza un'eccessiva superficialità, malizia ed esubero di esibizionismo. Insomma, una foto in cui non ti si vede bene la faccia ma le tette, sempre discrete, sia chiaro, però sempre tette sono, è OVVIO che lo fai per acchiappare falli cibernetici e la cosa la mi ha urtato come quando qualcuno a cui tieni fa una cazzata;
  •  Seconda fase, l'apologia: conoscendo Questa Ragazza, ho pensato a virare il pensiero. OK, magari la foto cosi è un po' bimbominkia, ma considerando la terribile volgarità  e palese stupidità dilagante tra i social, tutto sommato la sua foto non è poi così male. Rimane scontato il fattore E-N-A-M (Egocentrismo, Narcisismo e Autoerotismo Mentale), secondo il quale ha messo proprio quella foto lì, ma a guardar ognuno nel suo piatto siamo tutti così, sottoscritta compresa, per cui non intendo lanciare nessuna pietra. Mi sono quindi intenerita perché, per quanto ENAM, Questa Ragazza, altro non sta facendo che coltivare, apprezzare e giocare con la sua femminilità, provocando e maliziando di qua e di là. Conosco Questa Ragazza da anni e ho visto con i miei occhi come è "sbocciata" (termine poetico che gli Adulti amano utilizzare per definire la crescita adolescenziale, e che a me fa sbellicare dalle risate): è sempre stata una delle ragazze più belle e intelligenti con cui abbia avuto a che fare, anche quando lei stessa ci credeva poco. Perciò, il fatto che da un po' di anni, lei se ne sia improvvisamente resa conto, è tanto di guadagnato.  È una cosa che è sempre successa e sempre accadrà, a tutte, nessuna esclusa, manco le suore -giuro-. Quello che prima era fuori dai socialnetwork risiedeva in minigonne e trucco eccessivo, anche quando i tuoi lo vietavano; stava nel modo di muoversi, di camminare sulle scarpe alte, di toccare i ragazzi mentre si parlava con loro. Stava persino nel modo di masticare davanti agli altri; la malizia è sempre stata rimprovero e ribellione allo stesso tempo. In più, si comunica attraverso l'abbigliamento da sempre e le scollature non fanno scandalo certo da oggi. Ecco perché, nel giro di pochi secondi -sembra che ci abbia rimuginato una giornata, invece no-, ho cessato di rimproverare a Questa Ragazza qualunque cosa;
  •  Terza fase, la riflessione: sono i social network, la realtà virtuale, l'esposizione a rendere tutto squallido, volgare, riprovevole. Sulla sensualità, la malizia, la femminilità ognuno ha un suo pensiero, il mio è che esse fanno parte di un grande Universo Donna e che non c'è male in loro. Ma sui social tutto è riduttivo, piatto, lascivo: solo un'immagine, solo un "mi piace", quattro paroline per commentare, tutto davanti a tutti e quindi nulla nel nulla. Peccato anche per il destino di questa riflessione stessa, scelta per finire proprio sui social per far sì che arrivi a quanta più gente possibile, col senso di finire tra gli occhi di tutti o di nessuno nella stessa percentuale di possibilità. Per fortuna, però, di tette ne ho poche e di cartucce da sparare, invece, in abbondanza e per quelle vale il tentativo di arrivare alle persone, sperando che piacciano o che facciano discutere più di un paio di boobies (che comunque sono veramente delle belle cose) e che devo ringraziare perché senza loro non sarei riuscita a srotolare questo gomitolo. 

Siamo tutti assoggettati al fattore ENAM e, non avendo dita per puntare l'indice contro nessuno se non contro noi stessi, vorrei invitarci a selezionare il nostro narcisismo e somministrarlo in piccole dosi, fino a esaurimento scorte.
Fatemi sapere se ci riuscite e venite ad insegnarmi i trucchi.

Un abbraccio,
Quest'Altra 


venerdì 23 ottobre 2015

Cara Palermo

Cara Palermo,
ti scrivo perché Joyce aveva ragione: non si vede bene se non quando si è molto, molto distanti. E guardandoti da questo frantoio romano, lo posso dire: ora ti vedo.
Mi manchi, città di merda.
Non mi perderò nel descrivere i dettagli che mi mancano di te; ci credi se ti dico che hai tutta un'atmosfera che Roma non ha? Questa cosa ti rende più bella, te l'ha mai detto nessuno?
D'altronde Roma non può avere tutto. E per te, che invece non c'hai un cazzo per poter vivere senza far scendere dal cielo Dio con tutti i Santi e la Santuzza a suon di invocazioni poco cortesi, non rimane che una certa amichevole poesia che ancora a zonzo, qui, non ho trovato. Ti è andata bene, con me, mia cara, poiché io cerco così la poesia nel mondo, in luoghi disparati e perciò non ti disprezzo, sebbene tu sia conciata male. Ti voglio bene, insomma, di cuore.

Perché ora ti vedo? Perché stando lontana dai miei ambienti naturali, focalizzo meglio su di essi e mi rendo conto: sei afflitta da troppi, troppi mali.
Hai presente quei bambini che covi in certi quartieri, in certe strade buie e vicoli stretti? Sporchi, ignoranti, abbandonati a loro stessi. Cosa gli manca? All'incirca tutto: una famiglia alle spalle che li accudisca e li protegga; le Istituzioni, queste sconosciute, che si riempiono di loro presenze per le campagne elettorali e poi tanti saluti; l'attenzione della gente circostante, buona sui social network e poi per strada non li toccano né li vedono.
Loro, loro sono la tua vera anima; non i mercati, non il mare, non il cibo di strada: loro. Loro ti rappresentano davvero. Ed ecco quello che ho capito: se sei la città invivibile che sei, è perché la tua stessa popolazione ti rema contro: la quantità esuberante di ignoranza e delinquenza che ti circola nelle vene crea quel gorgoglìo continuo di un calderone di mentalità mafiosa e micro/macro criminalità della quale una grossa fetta di popolazione è infetta, mettendo alla luce questi esseri che coprono diverse categorie: dal posteggiatore abusivo al venditore abusivo; dal patr'i famigghia in carcere al figlio che spaccia nna so zuana; da quello che sbuffa se gli chiedi di fare lo scontrino fiscale a quello che ti taglia la strada con una manovra da ritiro patente e se glielo fai notare si ferma appositamente in mezzo alla strada solo per dirti di stare muto. Muuuuuuuuto.
Per non parlare della spazzatura e della cultura neomelodica che bé, parliamoci chiaro: bene non ti fa.
Ma queste sono cose già sentite, vero povera anima? Le sai a memoria anche tu.
Però, hai mai fatto caso all'altra metà del male?

Non so come definirli, davvero. Mi limito a descriverteli, ché sicuramente li riconoscerai:
sono quelli che dicono di amarti, ma di te amano questo tuo aspetto decadente che sì, ha il suo fascino, per carità, ma che a volte sfiora il ridicolo e sarebbe onesto, soprattutto per il tuo bene, cambiare prospettiva invece di crogiolare sempre sui soliti discorsi pseudo poetici; sono quelli che apprezzano il tuo emergente lato indie, vegan, bio, steampunk e vintage e che gli permetterà di sfogare le loro voglie modaiole, credendo che questo ti avvicini all'idea di città europea che sognano, ignorando tutto il resto, ché tanto a loro non tocca; sono quelli che si lamenteranno ora e per sempre, senza muovere un dito affinché tu possa cambiare, profondamente pigri e largamente sfiduciati: finché la decadenza si ammira, tutto va bene, come davanti un quadro. Ma se ti tocca, -e tu Palermo tocchi fino alla molestia-, allora gridano come gallinelle allo sdegno, comodamente seduti a casa; sono quelli, Palermo bella, che i tuoi bambini non li vedono  nemmeno se li hanno davanti.

Palermo, ti scrivo a mente aperta: se non avessi visto con i miei occhi, ed essermi commossa fino a stringermi il cuore, ragazzi che le cose le vogliono davvero cambiare e quindi non avessi questa ingenua, splendida fiducia, ti direi che sei veramente nella merda fino sopra le cupole del centro storico. Ora, sei comunque un po' nei guai, ma non sei sola. Capisci il bello, la magia? Non sei sola.
Ho visto anche quei bambini e quante cose ci sarebbero da dire, Palermo, quante...
e a quest'altra faccia del male, la quale magari si giustifica dicendo di sentirsi impotente davanti a tanto degrado e spende tutte le sue energie mentali a lamentarsi ogni giorno di Unipa (certo che pure tu, una buona...), vorrei dire: donate una parola. Vi stupireste di cosa sareste capaci di suscitare.

Il male che ti affligge, quindi, è immenso e totalitario. Una dittatura del marcio che si snoda dai bassifondi fino alla parte Bene, da chi non sa fino a chi non capisce.
Purtroppo non ho nessuna medicina da proporti. Forse alla fine di questa lettera potresti anche dirmi che con queste parole ti ci turrunii a milinciana e avresti anche ragione, mi dispiace. Ma avevo bisogno di dirti che adesso ho capito e che vivrò di conseguenza.

Chiunque, a questo punto, potrebbe additarmi contro il fatto ch'io sia partita. Ma questo è ovvio: alla lunga con te non si può vivere. E il mio è, come ho già scritto, l'esigenza di partire fuori dal nido. L'avrei avuta anche nella città più europea d'Europa, più civile di Civilandia, più tecnologica di Silicon Valley. Ma tu, Palermo mia, che sei molto più intelligente e saggia di tutti questi individui dalla facile tastiera ruggente, sai la verità. Questo ci basta.

Per il resto, cara mia, mi manca il tuo buon cibo, consolatore ed economico: qua a Roma si piange miseria e si ride alla presunzione con cui ti vendono cocc'i pizza a prezzi improponibili.

Avresti solo da insegnare, vecchia mia, se solo te ne dessimo l'occasione.

Stammi bene, preziosità.
Ci vediamo presto,

tua per sempre,
Gea


sabato 4 luglio 2015

Caro Cadmo

Europa, figlia di Agenore e Telfassa, sorella di cinque fratelli, fu l'ennesima preda di quel mattacchione di Zeus il quale, innamoratosi di lei, si tramutò in un toro bianco e mansueto e si mimetizzò tra la mandria del padre, spinta, grazie all'aiuto di Ermes, verso il mare. Europa notò subito la bella bestia e trovandola docile e obbediente iniziò a giocarci, salendoci in groppa. Una volta arrivati in riva al mare di Tiro, Zeus ha la bella idea di fare venire un coccolone alla povera ragazza iniziando a nuotare, allontanandosi sempre di più dalla riva. Zeus è sempre stato un tipo sportivo...
Non contento del sequestro di persona, Zeus, una volta arrivati in un'isola, ebbe un'altro momento di estro creativo e si trasformò in un'aquila e fecondò Europa. 
Agenore, non sapendo che fine avesse fatto quella screanzata, ordinò ai figli di andarla a cercare con l'obbligo di non ritornare senza di lei. 
I ragazzi, ubbidienti ma scoglionati -ma perché non se ne stava buona e buonina davanti la tivvù, dico io-, iniziarono la ricerca. E mai la conclusero.


Concentrato di mito di Europa, bello eh? Scusate la poca lirica e poesia.
Ebbene sì: mi piace pensare che Europa sia anche questo, non solo la BCE. E indovinate chi è la madre di tutta l'Europa? Lei: La Grande Grecia.

Meno uno al referendum, siore e siori. Ho dovuto fare uno sforzo enorme per capire cosa cavolo stesse accadendo, ho chiesto e letto; per informarsi il gesto più responsabile è affidarsi alla satira che non ai telegiornali. Ho seguito le vicende per quanto mi è stato possibile fare e ho scoperto fatti che non conoscevo (né sarei stata capace di capire, senza un'adeguata spiegazione).
Purtroppo, a parte il ribrezzo per un' "unione" europea che si dimostra tutt'altro che unita, non ho la conoscenza specifica per poter analizzare la vicenda dal punto di vista socio-economico né un briciolo di arguzia per poter dimostrare quanto poco mi sembra importante rispetto al punto di vista umanitario e culturale, perciò posso spendere davvero poco delle mie parole.

Io dico solo che l'Europa senza la Grecia, non esiste. Per esempio, non esiste un Italia con i suoi artisti oppure una Germania con i suoi filosofi.
Non esistono calciatori multimiliardari né attori.
Non esistono politici. Capito? Politici. I politici non esistono. Né loro, né i loro soldi, né i loro fatti, né i loro misfatti.
Ma ok, non filosofeggiamo: qua si tratta di soldi, di debito, di default, di crisi: cosa ne devi capire, Gea? 

http://goofynomics.blogspot.it/2015/01/cosa-sapete-della-grecia-fact- checking.html?m=1
(leggete l'articolo qui linkato, passatomi da un'amica di penna: specifico, approfondito senza essere complicato)

Io ho capito che la verità è sempre qualcosa che non viene detta e che quindi bisogna fare sempre lo sforzo di andare un po' oltre, anche se dà noia perché è più facile accendere il televisore e aspettare che rigurgitino parole.
La crisi greca non è solo colpa della Grecia: gli interessi dei creditori -il mondo è diviso così: strozzini e disperati con le pezze al culo, no?-,  hanno fatto gran parte del danno; un po' come i migranti che migrano perché i colonizzatori hanno fatto pulizia nei secoli delle loro terre e questi stessi adesso non accolgono stranieri, sentenziando su questioni economiche e fomentando pregiudizi razziali, attipo và.
Com'è triste vedere un pensionato in lacrime in attesa della pensione diventare un'icona, simbolo di una realtà:  http://www.repubblica.it/economia/2015/07/03/foto/pensionato-118244261/1/ref=fbpr#1

L'avrete notato tutti, è una lotta tra banche e uomini Chissà se gli Antichi avrebbero potuto immaginare che saremmo stati capaci di creare mostri ben più atroci dei loro miti...
Perché un intero popolo dovrebbe sottostare a tutto questo? Noi lo faremmo? *palle di fieno che rotolano...*
Il referendum di domenica altro non è che un ricatto: "siete senza soldi, senza salute, senza istruzione e completamente soli? Bene: per sollevarvi, vi chiediamo un sì per altre tasse, altri tagli alla sanità e alle scuole... altrimenti vi lasciamo soli. Cioè: più soli di adesso, proprio soli e isolati. Ciao!"
Può un paese vivere davvero sotto ricatto?
No.

Questo post nulla significa se non una riflessione, un amaro timore che mi frulla in testa, perché l'idea della Grecia fuori dall'Europa la percepisco come una ferita alla mia identità. Sono siciliana e mi chiamo Gea, me la sono proprio cercata!
E non è solo la mia identità: la Grecia è storia, scienza, arte, mito e religione di tutta la nostra cultura.
Saranno pure cose già dette, in realtà, ma sento di doverle dire anche io. Mi piace un'Europa che sia più templi che banche, più filosofia che mera economia. Ma non sono potente e non ho un posto nel mondo per poter far cambiare qualcosa all'Europa intera, no?

Abbattete pure tutta la Grecia a una profondità di 100 metri.
Svuotate i musei di tutto il mondo.
Abbattete qualsiasi cosa che sia greca, ovunque nel mondo.
Dopo, eliminate la lingua greca dappertutto.
-Dalla vostra medicina e dalla vostra farmacia.
-Dalla vostra matematica (geometria, algebra).
-Dalla vostra fisica e chimica.
-Dalla vostra astronomia.
-Dalla vostra politica.
-Dalla vostra vita quotidiana.-
La matematica, eliminate ogni forma, trasformate il triangolo in ottagono, la retta in curva.
Eliminate la geometria dai vostri edifici, dalle vostre strade, dai vostri giochi, dalle vostre macchine.
Eliminate il nome di ogni malattia e di ogni cura, sopprimete la democrazia e la politica.
Rimuovete la forza di gravità, spostate l’alto in basso, cambiate i satelliti in modo che abbiano un’orbita quadrata!
Cancellate dalla vostra vita quotidiana anche ogni parola greca
Cambiate tutti i vostri libri
Cambiate i Vangeli, cambiate il nome di Cristo: Deriva dal greco e significa colui che ha l’unzione! Modificate la forma di ogni tempio (perché non abbia geometria greca).
Eliminate Alessandro Magno, tutti gli eroi del mito e della storia, cambiate l’istruzione, il nome della storia, i nomi delle università, cancellate la filosofia, cambiate il vostro modo di scrivere, utilizzate l’alfabeto arabo, cancellate, cancellate, cancellate…
Direte “Non si può fare”.Giusto, non è possibile, perché dopo non potrete neppure costruire una frase! 
È impossibile cancellare la Grecia, i greci e il loro contributo a questo pianeta…
La sfida, tuttavia, è stata lanciata...
(Jean Richepin, 1849-1926)

Caro Cadmo,
Ti scrivo da un luogo che non so più.

Mostri terribili mi sorvolano, e vedo numerose chimere.
Da qui vedo il mare inghiottire e gli uomini inbestialire.
Non cercarmi più, torna a casa. Lì c'è bisogno di eroi, terra malnutrita.

Abbraccia da parte mia la famiglia.

Europa.  

giovedì 8 gennaio 2015

Cher Charlie; lettera di una penna

http://www.internazionale.it/storia/le-reazioni-in-tutto-mondo-all-attentato-contro-charlie-hebdo

http://www.internazionale.it/notizie/2015/01/07/la-solidarieta-dei-vignettisti-di-tutto-il-mondo

Caro Charlie,
Sono un po' confusa. Non immaginavo tanto frastuono, tanto all'improvviso. Ma penso di doverti scrivere in questi giorni di lutto perché l'inchiostro non è mai abbastanza in questo casi, e so delle tue cinque paia di mani così creative e piene di umorismo che l'hanno fatto scorrere così bene, come una strana ambrosia o un vino dolce di certe colline della nostra terra.
Inoltre, sono disposta a consumarmi nel dirti queste parole perché a proposito di queste e di inchiostro, so che di certo tu sai quanto siano importanti e quanto siano potenti, dunque ti scrivo serena sapendo che non mi fraintenderai.

Passano i millenni ma so di essere un'arma potente. So di avere una forza che nessuna guerra potrà sconfiggere mai.
E per questo volevo ringraziarti, Charlie. Tu mi hai sempre dato la possibilità di dare tutto ciò che potevo dare. Mi dispiace solo che tu abbia dovuto pagare un prezzo così alto.
In cartolibreria mi si trova anche a 0,50 centesimi in certi posti!

Non sono un'arma distruttiva, però, ci tengo a sottolinearlo. E mi fa rabbia che si utilizzino armi ben più letali con pretesti religiosi per additarmi contro colpe che non ho. Non è giusto, semplicemente non è giusto, caro Charlie. Non è giusto.

Charlie, sai, ho attraversato molte poesie. Poesie recitate da cuori di tutti il mondo e di tutte le religioni. Mi sono fermata nelle mani di quei assassini, sai? Sì, sono arrivata anche a loro. Ero lì quando, sul tavolo, vedendo me e una vera arma di distruzione di massa, hanno scelto la seconda, decidendo di vestirsi di vigliaccheria e chiamare con il nome del loro Dio la loro sete di sangue. Ma è certo, mio Charlie, che il loro stesso Dio è nelle mani della gente che predica la stessa religione ma sa parlare attraverso di me per conto di loro stessi, e non attraverso le pallottole. Credimi, io lo so.

Che la Tour Eiffel splenda: non mi fermerò questa volta, e altre mani valorose continueranno a seguirmi e aiutarmi a tracciare un percorso con parole più potenti ogni minuto che passa. Aldilà di ognu fanatismo e contro ogni tabù.

Riposati da questo brutto colpo, cher Charlie, ché tutti ti aspettiamo. E io non vedo l'ora di disegnare e scrivere ancora, al tuo polso.

Ta Stylo. 

sabato 1 novembre 2014

Polifemo

Per quale offesa, o Polifemo, tanto
Gridasti mai? Perchè così ci turbi
La balsamica notte, e i dolci sonni?
Fúrati alcun la greggia? o uccider forse
Con inganno ti vuole, o a forza aperta?
E Polifemo dal profondo speco:
Nessuno, amici, uccidemi, e ad inganno,
Non già con la virtude. Or se nessuno
Ti nuoce, rispondeano, e solo alberghi,
Da Giove è il morbo, e non v’ha scampo. Al padre
Puoi bene, a Re Nettun, drizzare i prieghi.
Dopo ciò, ritornâr su i lor vestigi;
Ed a me il cor ridea, che sol d’un nome
Tutta si fosse la mia frode ordita.
Odissea, libro IX

Gentili spettatori, oggi il Bel Paese offre la visione Polifemo della giustizia: Stefano Cucchi non ha assassini.

Si sa che dai tempi di Adamo le costole tendono a staccarsi dal corpo da sole, si sa che i lividi ce li dipingiamo addosso in attesa di un tatuaggio vero, come i bambini.
Nulla di tutto questo è la prova di un assassinio.
Anzi sì: se aspettate un po', gli attori si alzano e ricominciano la scena.
Di nuovo,
ancora,
sempre.

Perché Stefano Cucchi non è certo il primo Polifemo con una storia del genere.

E dato che non ci sono prove, io non ho parole sufficienti.



sabato 5 luglio 2014

Dopo: ora.

Incredibile.
Questo blog ce l'ho dal primo anno di liceo e adesso ho finito. Sono fuori. Maturata, diplomata, ata ata.
Assurdo.
Non lo so cosa senta. Non voglio perdermi in parole malinconiche o in sfoghi eccessivi. Di certo sono contenta e di certo molte cose mi mancheranno. Così come molte cose adesso mi faranno paura, non ho voglia di sciorinare parole su parole a riguardo.
Però
wow.
Ora il mio Dopo avrà inizio. E' da quando è iniziato l'anno che penso al dopo. Ovviamente ho cambiato idea lungo il percorso e finora l'idea finale è una.
La lista di cose che adesso dovrò, meglio vorrei mettere in atto sono le seguenti:

  1. Trovare un lavoretto
  2. Prendere dimestichezza con la bici
  3. studiare per la patente
  4. scrivere
  5. coltivare l'artigiana che è in me
  6. scrivere
  7. scrivere
  8. qualche viaggio piccino picciò chissà dove
  9. scrivere
  10. scrivere
L'ultimo punto è anche quello infinitesimale. Non so chi tra voi perspicaci avrà notato che non c'è nessuna università nominata nella lista. Ed ecco ciò che penso:
mi piacerebbe studiare. Sai, fare storia dell'arte per esempio. Quale facoltà sarebbe? Non so, prima che trasformassero l'università in "scuola" l'avevano accorpata a lettere. Quindi suppongo lettere. Ma al momento manco mi informo. Sì perché insomma, comunque pensavo... sì pensavo di fermarmi un anno.
SSSSSSSSSSSSSSSSSSBAM.
Ehilà, gente originale, stavolta mi rivolgo a voi! Voi che ad ascoltare questo, vi si trasforma l'espressione si da parzialmente interessata a sinceramente preoccupata:
Eeeeeeeeeh ma sai, Gea, sai, quando ti fermi un anno, è difficile riprendere.
Oppure, varianti teatrali in cui vi improvvisate profeti e con tragicità dite:
Mmmmh, insomma, Gea guarda che tu non riprendi se ti fermi ora.
O ancora, gente apprensiva:
Batti il ferro, ora che è ancora caldo! 
OK.
Ora il punto è questo: ho atteso con tanta impazienza questa fine del liceo per far scattare il Dopo, perché ho tante idee che per colpa del tempo da impiegare in altro, della pigrizia e della svogliatezza, non ho messo in atto e ho rimandato al Dopo. Quello che sostengo io è questo: mi piacerebbe studiare, ma non ora. Sarebbe uno spreco di soldi e di tempo. Dunque per incominciare di certo ora non incomincio.
Lo credo possibilissimo, conoscendomi, che dopo un anno sarebbe tragico, potrei non farlo. Ma,ehi, la novità è questa! Non avrò sprecato il mio tempo. Quindi, perché dovrebbe essere così tragico se per caso decidessi di non riprendere? Perché il pezzo di carta in più va sempre bene? Chi se ne frega. Se avrò realizzato quello che voglio, almeno in parte, almeno in piccolo, io sarò felice.
Sono discorsi campati in aria? Ancora non so che cosa sto dicendo? Va bene. Io mi sveglio la mattina e so di non sapere ancora un cazzo, eppure vivo lo stesso proprio perché so che posso sempre imparare. Il peggio deve ancora venire.
E dai,io ho la porta aperta, si accomodi.
Sto cercando di non tradirmi per sempre e per fare ciò ho bisogno di impratichirmi nella vita, continuando però a sognare come una deficiente. E i soliti discorsi già ristagnano nella fogna del mio cervello. Lo scrivo in questo post per mettere in guardia chi  rischia di avere reazioni come quelle sopracitate: non chiedetemi cosa farò.
Trovare un lavoro, anche piccolo, è difficile: lo so.
Strana questa storia della bici, perché, non ci sai andare? Ho imparato l'estate scorsa, è una storia curiosa questa della bici, se vuoi te la racconto...
Eh sì, così con la patente sei più indipendente! Una minuscola parte di indipendenza,ma sì, evvai.
Bello, e cosa scrivi? Magari capiterà un giorno in cui lo scoprirai
Ma guarda che l'artigianato sta morendo, che vuoi farci, un lavoro? Senti, sparisci in un angolo e muori?
Belli i viaggi, tutti li vorremmo fare! Peccato i soldi! Certo, certo, infatti, ci mancherebbe. A che ti servono i soldi se poi non sai adattarti? 

Ho finito il liceo. Sono giovane, ingenua, ignorante, sognatrice e fessa. La vita è piena di complicazioni, il mondo del lavoro è un marchingegno di cattiveria, frustrazione e ingratitudine, la vita pratica è piena di tasse e bollette da pagare e polvere da spolverare ed è stancante, l'arte è bella ma non campa, scrivere è nobile ma il mondo dell'editoria è un mostro che mangia tutta la tua voglia di comunicare, e alla fine rischi di sprecare il tuo tempo.

Grazie, gente, grazie. Ora che mi avete propinato le vostre dosi di frasi di convenienza, raccomandazioni, proverbi profetici, scorci delle vostre menti così splendidamente inquadrate, credo di essere più cosciente di me e di ciò che mi aspetta. Mi avete davvero salvato.
Per carità, seguo alla lettera ciò che consigliate, solo di tanto in tanto faccio collane e "poesie", non temete.

Un mio pensiero ora va ai miei prof, che mi hanno raccomandato di andare via e di studiare. Vi amo vi adoro e vi copro di baci e non sputerò su ciò che mi avete insegnato, perché siete andati oltre i libri. E alla fine dell'orale mi avete raccomandato il meglio. Io farò del mio meglio, e non perderò me stessa. 

Il Dopo è iniziato. C'è molta strada da spianare, e io sono qua e ho voglia di farlo.
Ciao mondo.

sabato 1 marzo 2014

Parole Vapore

Quando ero alla scuola media, una volta, una delle tante, hanno organizzato un incontro con degli educatori per parlare dei rischi del fumo "No Smoke No Cry", roba da denuncia per la tristezza dello slogan, tentando di fare presa su di noi con storie di adolescenti in crisi, storie che sfioravano quasi la drammaticità più nera e catastrofica, bombardandoci di immagini di famosi personaggi e polmoni anneriti. Nel frattempo, dall'altra parte della fila dei banchi, ognuno di noi era impegnato a fare         altro, conoscendo i mali del fumo e fregandosene alla grande. Non si rinuncia alla crescita e per crescere si fuma perché fa figo. Fa figo. Senza drammi o motivi psicologici particolari. Magari poi passa, magari poi no. 

Non si possono contare le volte in cui mi è capitato di stare in compagnia e sentire intavolare discorsi sul fumo, sulla categoria di persone e lo studio approfondito dei modi di porsi di fumatori e non fumatori. Ovviamente il risultato è più o meno lo stesso: i non fumatori rompono i coglioni, i fumatori se ne fregano. 
Io, da non fumatrice, mi astengo dal rompere i coglioni, sebbene non nascondo che mi dispiace moltissimo. 
Mi astengo perché la regola de "la vita è mia non ti ho chiesto il tuo parere faccio quello che mi pare",la rispetto parecchio, perché è vero così.  E poi perché che senso ha insistere se le persone hanno già fatto la loro scelta?
La cosa divertente è che molti dei fumatori si infastidiscono in partenza nel sentire qualcuno pronunciare "eh sì ma fumi troppo" oppure "di nuovo?! Te ne sei fumata una due secondi fa!" o il più semplice, sempreverde "dovresti smettere di fumare tanto" perché c'è davvero la percezione di un obbligo gratuito, non esiste in alcun modo che tu, salutista del mio cazzo, debba venirmi a fare la ramanzina sul perché o come o quando o quanto io debba fumare, è una mia scelta, lo so che fa male ma sono cazzi miei, permetti? Io non vengo a dirti cosa devi o non devi fare, e poi *suoni di sottofondo*
Hanno ragione. Avete ragione, voi categoria di fumatori. Infatti prometto solennemente di non rompere più i coglioni a nessuno, non starò lì a fissare il vuoto perché se mi arrivano folate di sfumazza ogni due o tre secondi dirigo lo sguardo verso chi l'ha provocata immaginandomi i raggi x che osservano l'ispirazione e l'espirazione del fumo che vi passa dai polmoni e rilascia particelle di catrame che lentamente si depositano nel vostro organismo, non lo farò più, giuro prometto
Si potrebbero scrivere barzellette se non addirittura intere commedie di vita umana sui dialoghi tra un fumatore e un non fumatore. Non fumatori, tra l'altro, che magari non fumano ma sono dipendenti da altre milleventordici cose che comunque danneggiano la salute, quindi chi è che predica bene e razzola male? Eh? D'accordissimo, dunque: ognuno alla sua strada. 
Tuttavia, non posso fare a meno di pensare all'altra faccia della medaglia:
la cosa affascinante di chi crede fermamente in tutto ciò che fa e che dice, chi si sceglie la vita e di questa scelta ne fa abitudine e routine ed è capace di spiegarti perché, è che ogni singola cosa, assume un principio preciso. Così chi fuma, dalla sigaretta a qualunque cosa si possa ispirare per combustione, sa spiegarti sviscerando ogni aspetto sul perché si sente intaccato nel profondo della sua libertà di espressione e di vivere se qualcuno gli tritura i neuroni su quanto male faccia fumare, giusto? Bene.
Nel mondo ci saranno sempre fumatori e non fumatori, entrambi con principi che sono pressoché uguali per tutti. E la libertà dei non fumatori? *Benissimo, Gea sta sbarellando del tutto, magari chiudo che mi secca leggere, ecco.*
Ho tantissimi amici a cui tengo in maniera indicibile che fumano come ciminiere, e proprio come ciminiere lo fanno ininterrottamente. Superando il primo gradino di ovvietà riguardo la libertà toccata da chi fuma, nei confronti di chi non lo fa, ovvero che stando in un luogo pubblico mi affumico senza aver fumato e questo potrebbe darmi fastidio (cosa superata, evviva!), si arriva ad un altro punto, più pernicioso, intricato e forse che lavora solo nella mia testa, ma dato che sono nel mio blog, mi permetto di esprimerlo: lo sforzo che faccio per non rompere ogni volta la sigaretta&affini dalle mani delle persone che conosco è immenso, perché so che farei un torto (più o meno, più o meno sì). Ma il torto che mi fanno loro di sbattermi in faccia la loro strafottenza nei confronti della vita è quasi dolorosa. Mi sa che la soluzione, per me, è quella di fregarmene il meno possibile non del fenomeno in sé, ma delle persone. Ammetto che non abbraccio la causa universale, non me ne frega più  di tanto se un miliardo di persone del mondo fumano inconsapevolmente, per loro mi basterebbero le pubblicità di sensibilizzazione che non sensibilizzano proprio niente, dato che se proprio si volesse cambiare bisognerebbe sbattere loro in faccia la verità: "Stai firmando la tua precoce condanna a morte! Cos'è, vuoi fare la vita da rockstar?! Bè allora quanto meno mettiti a fare rock, o fai qualcosa da star!! E non ci credo che nel letto di morte non rimpiangerai tutto questo!!",perché è questo il problema mondiale: le parole sono loro stesse diventate di fumo. Perciò io penso solo ai cari che conosco, sono loro che mi affliggono.Sarò esagerata, sicuramente sarò esagerata, ma il discorso è semplice e non necessita troppe spiegazioni: sapere che una cosa come la dipendenza dal fumo può causare la morte prima di quanto possa biologicamente avvenire, e vedere quanto poco possa importare, è avvilente.
La nostra intera esistenza è costellata da dolori, delusioni e sofferenze insopportabili che ci rendono dipendenti da qualcosa, speranza o paura che sia, e questo ci rende fragili, stupidi e per la maggior parte del tempo inutili, c'è davvero bisogno di diventare dipendenti da qualcos'altro? Perché? Perché anestetizza? Perché potete dormire la notte?

Questo non ha assolutamente intenzione di essere un post moralista o sensibilizzatore. E' solo una disinteressata opinione al riguardo, perché sento sempre inni alla libertà di persone incatenate da dipendenze che non siano quelle che tramite paranoie, seghe mentali, paure, pensieri, riflessioni, dubbi e pensieri di qualsiasi tempo possiamo creare di nostro. Siamo tutti dipendenti da qualcosa, io per prima. E questo fa male, spesso non fa dormire. Ma mi rende umana. Mi manca il coraggio per tantissime cose, ma in fondo, quando sento sempre le stesse cose, mi rendo conto che non mi manca il coraggio di essere quel negozio di cristalli in cui miriadi di elefanti entrano sempre. Ho il coraggio di essere una cosina senza coraggio.

Cari fumatori,
La mia libertà lesa è quella di non potervi ricordare che, da scassaminchia quale sono, voi state morendo.
E dato che di attimo in attimo invecchio anche io, anche io morirò. Inoltre se solo le conosceste tutte, potreste rinfacciarmi tutte le dipendenze mentali che mi sono procurata da sola e contro le quali lotto ogni giorno che proprio perché tali mi portano quasi sempre al fallimento. Ma, almeno che io non stia già covando una malattia fulminante o accadrà in futuro, se non sarò investita in qualche incidente, in media potrei vivere più di voi. Non voglio farvi pressione sulla cosa, perché rientrerebbe nel "ma come ti permetti ma chi ti senti ma chi t'ha detto niente ma non ti pare di stare esagerando non ti sembra che sia più corretto farti i cazzi tuoi ma chi ti ha interpellato ma insomma cosa vuoi". E solo che non posso fare a meno di concentrarmi su una cosa: ma davvero non vi importa?

Va bene la serata, va bene il momento di noia, va bene "ogni tanto ci sta".Ma, sul serio: non ha nessuna importanza?
Forse dovremmo tutti avere il coraggio di essere esseri umani e di affrontare tutto. Tutti. Senza cercare sempre giustificazioni anestetizzanti. Non so, magari ne vale la pena, in fondo.

Quanto vale l'anestesia?



giovedì 9 gennaio 2014

La Capra Sopra La Panca

2014, anno nuovo, vita nuova, propositi nuovi, buoni o cattivi, saltiamo i preliminari e diamoci dentro, che lo sappiamo sono le solite cose che si dicono ma in realtà non cambia chissà quanto. Forse per me cambierà qualcosa solo perché si avvicina sempre di più il momento di prendere in mano la mia vita così come mi si fionda addosso: sono di maturità, anche se ancora non so di essere di maturità, sennò non starei qui alle 22.52 sveglia, oltretutto alzandomi dal letto dopo che cinque minuti prima avevo deciso di dormire, con l'influenza addosso.
Cos'ha questo futuro da offrirmi? Dunque: avevo giocherellato con l'idea di andare in Francia dopo il liceo, il doppio diploma in lingua francese spalancherebbe le porte delle università à là bas e l'idea di andare fuori non mi dispiacerebbe. Ma il punto è questo: studiare storia dell'arte perché è l'unica cosa di cui, sono certa, non mi stancherei facilmente e quindi, ma che cosa strana, ritrovarmi a studiare all'università una cosa che mi piace, una pratica inusuale oramai, per fare cosa? E poi dove? A me il lavoro non mi interessa. Chiarisco il concetto: a me un lavoro specifico non mi interessa. Perché io quello che vorrei fare a vita è scrivere, scrivere, scrivere per camparmi, campare per scrivere. E ho una paranoia: temo che andare all'università prenda il tempo che potrebbe servirmi per mettere su qualcosa nero su bianco. Io posso anche fare storia dell'arte, uscirne, e andare a fare la cameriera. Che senso ha? Non lo so ancora. Uscire dal liceo e fare la cameriera, e avere il tempo restante per scrivere. Nel frattempo mi costruisco una vita che sia solo mia, con i mezzi poveri che mi ritrovo. La Francia è la mia America e non perché ci tenga particolarmente andare lì, ma perché so che più lontano vado più cresco, e che questo significhi anche invecchiare al momento mi importa poco. Voglio fare ciò che amo, voglio amare ciò che faccio, non è tanto difficile eppure, a guardar bene, lo è. Queste sono le tipiche situazioni in cui, davanti ai bivi che conducono chissà dove, la scelta si delinea grazie al diramarsi perfetto nella tua mente della lista di cose che non vuoi, mentre quelle che vuoi si perdono in altre vie e viuzze, e poi ti rimane una manciata di idee che non sai come mettere in atto.
Ci sarà pure un modo per non tradirti, eh Gea?
Comunque è ancora presto, lo so. Le svolte si prendono allo scoccare dell'estate degli esami, se tutto va bene. Però il mio cervello come sempre si spinge oltre e poi capitombola giù.

-Sì Gea, tante belle parole. Il sentimento, l'onestà, fare le cose per piacere e non per interesse, sì sì. Ma poi, a te, chi ti campa, eh figghia?
- La capra sopra la panca.

martedì 29 ottobre 2013

a: Sara Mago, Emisfero Destro Del Cervello.

Cara Sara, ti scrivo tempestivamente, ora che ti riconosco con questo nome. Ne hai sempre diversi, lo capisco, stai dall'altra parte del mondo e lì si usa fare in questo modo. Ma ti ho conosciuta solo così, e ora sei ritornata. Mi fa piacere. Come stai? So che sei partita. Io sono rimasta, qui, sempre. Ho deciso di rimanere. Su quest'isola nascosta dal cranio pensavo bene di potermi portare avanti, di elevarmi sopra le miserie del mondo, di arrivare a toccare le anime di tutti senza farmi scheggiare. Ho fatto bene il mio lavoro, sempre. Sono stata estremamente razionale. Era un modo per proteggermi. Ma tu sei arrivata e hai stravolto tutto. Non mi è dispiaciuta come cosa, e onestamente sappiamo bene nelle nostre vite chi è dominante e chi no. Ma so che stai male per ora, per questo ti scrivo e vorrei davvero starti vicino.
Cercare di comprendere la realtà in maniera analitica e prettamente lucida non è un modo per non credere più alle cose, Sara. Non sempre è necessario, lo so, difatti apprezzo infinitamente quello che fai per noi, per me. Ma quanti rischi corri, quante ferite vai a beccare! Mi dispiace tanto, e vorrei proteggerti. Quante cose non ti meriti.
Ti parlo come una madre parla a sua figlia: fai attenzione. Non ti puoi fidare di tutti, evidentemente non è possibile. Ma, non fraintendere, non ti sto dicendo di diventare come me o la mia gente, nemmeno noi ci chiudiamo sempre in noi stessi senza sperimentare nulla. Ma siamo molto attaccati alla ragione, cerchiamo sempre di considerare ogni minimo dettaglio, per evitare pericoli o insidie. E io non voglio che tu soffra ancora. Sii sempre spontanea, ma segui l'istinto anche quando ti suggerisce di diffidare, non è una macchina di positività che funziona bene solo quando ti suggerisce di buttarti; è molto affidabile anche se ti dice di cambiare strada, di non fare qualcosa. L'Isola funziona anche grazie a lui. Per il tuo bene, per la tua comunità, per me, per tutta l'Isola, mia cara Sara, proteggiti. Abbiamo bisogno tutti della felicità, credimi. Possiamo collaborare e lo sai, lo facciamo già da sempre. Proteggi i tuoi sentimenti, che poi sono anche i nostri. Chiudi le porte agli artisti ipocriti, creati da sola i tuoi colori. Fidati di noi, odiaci, amaci, ma ritornerai. Come sei ritornata adesso, e sarai sempre la benvenuta. Ricordati, Sara: non c'è persona che rimarrà al tuo fianco fino alla fine al di fuori di  quella che sei. Non tradirti di nuovo. Ama sempre ma non ingannarti mai più. Questa non è un'Isola felice, dobbiamo costruire ancora tanto. Ma abbiamo un potenziale che nessuno immagina.
Guarisci presto, mia piccola Sara.
Ti voglio bene,
Lelia Stradykary. 

sabato 29 giugno 2013

Lettera Di Una Sughereta

Ciao, sono la terra di Sicilia. Sono una quella che calpesti sempre, e ti sono molto vicina. Ti do vita e tu mi dai vita, lo so, e per questo ti ringrazio. In passato sono stata trattata decisamente meglio, anche quando c'era più povertà, che se non potevo offrire pane, pregavano Dio e cantavano in mio onore. Ma non voglio parlarti di questo adesso. Le vibrazioni che mi mandi ogni volta sono il ritmo della mia vita, che sia quando cammini o quando mi ritrovo su il peso di un palazzo, a me  va bene tutto. Ho vissuto di tutto sulla mia pelle, ne ho passate tantissime, avrei solo da insegnare se solo volessi ascoltarmi. So che qualche volta lo fai, lo percepisco, ma vedi io sono una donna di carattere, mica mi interessa solo la poesia. Infatti sono qui per parlarti di una spina sul dorso che mi ritrovo. Non sono mai stata in silenzio in 22 anni,  ma qualcosa di meraviglioso è successo: le voci di chi mi cammina si è unita alla mia.  Ah, ma che sbadata, la Sicilia è grande, le persone che camminano tanto numerose, devo dirti come mi chiamo così capisci quale delle mie  voci sta parlando, mi scusassi: mi chiamo Sughereta. Dicevo: ho una spina nel fianco, anzi ne ho 46, per dirla tutta. Amo da millenni il mio popolo, devi credermi, e come ogni amore, c'è anche un male da condividere, anche se non vorrei. Di certo io non l'ho chiesto, e se chiedi a quelli che stanno lì intorno, non l'hanno chiesto anche loro. Comunque, queste spine enormi fanno male anche a loro. Per me questo è già un tumore, ma dalle voci che ho sentito rischia di causarne parecchi e di varia natura anche ai miei amati Piedi. se sei terreno certe cose le senti, e capisci anche i movimenti: ho sentito per anni tanti buchi fatti da enormi uccelli di metallo che mi perforavano e impiantavano queste enormi spine. Io vedo dal basso, ma facendo parte di un pianeta per avere una visuale più panoramica chiedo al cielo di farmi da cannocchiale, ma anche lui non sa cosa siano. Una volta me le ha descritte queste enormi cose, e io, nel mio microcosmo, le ho paragonate a spine, enormi spine, più grandi degli alberi di sughero. Comunque, il punto è che queste enormi spine non sono finite, non la smetteranno di bucherellarmi, perché sono tutti in travagghio per qualcosa di ancora più grande e dannoso. Ho un po' di paura, devo ammetterlo. Per questo ti scrivo, per dirti che anche se sei lontano, seppur comunque circondato dal mare come me, di non ignorarmi. Di renderti conto che i Piedi che difendono i miei e i loro diritti, e anche quelli dei nostri figli, sono anche affari tuoi.
Ci sono piedi e piedi, come immagino tu sappia. Ma da terreno è enfatizzata ancora di più questa differenza. Ci sono piedi leggeri, piedi che quasi volano, che si impuntano, che non lasciano passare, che difendono, che vibrano, che ballano, che camminano. E poi ci sono piedi che si impongono, piedi con scarponi minacciosi,  che prendono di peso e scaraventano via, piedi che pestano, piedi fatti di melma, di putridume, (sempre miei prodotti, lo so, ma chi non fa la cacca, del resto). Questi Piedi violenti non li sento proprio miei, come se fossero di un altra terra, venuti a minacciarmi, con il loro modo di sentirsi padroni del mondo; alcuni mi fanno particolarmente male perché invece sono miei eccome, ma mi hanno rinnegata, pestando i miei figli.
Ora devo andare, avevo necessità di scrivere e spero di essere stata ascoltata.
Spero che il bel paio di piedi che si è ritrovato a leggere queste parole non rimanga incollato a qualcosa che non sia la sua terra, e che inizi a camminare.
Per sempre tua,
Sughereta.

http://www.nomuosfilm.it/

domenica 23 giugno 2013

Solo Alberi...

Se un albero scrivesse l'autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo.
Kahlil Gibran- Sabbia e spuma

Se gli alberi di Piazza Taksim potessero scrivere adesso, penso che le loro sarebbero parole piene di paura e di affetto nei confronti di chi sta lottando per loro. Magari loro scriverebbero un testamento, ora come ora. E' così semplice eppure così grande il valore che si dà ad un parco, a un mucchio di alberi. Insomma, sono solo alberi, che importa se si sradicano degli alberi per fare su un centro commerciale e di una caserma militare? Sono cose più utili,molto più utili di un albero. E invece no. Chi l'avrebbe detto, che l'albero potesse essere simbolo di democrazia in un paese? Non so se siete al corrente di ciò che sta accadendo per ora in Turchia: al parco Taksim Gezi Park, manifestanti pacifici hanno deciso di manifestare contro il piano del primo ministro turco Erdogan per, appunto,  distruggere il parco e costruirci sopra questi edifici per far diventare Istanbul una delle "capitali mondiali". Uomini e donne hanno occupato il parco per "difenderlo", aggrappati all'importanza democratica che quel parco che ospita circa 600 alberi rappresenta. E' un parco, un luogo dove tutti possono stare. Insomma, non devo certo spiegarvi l'importanza che un centro naturale possa avere per una popolazione, in una città come Istanbul che, oltretutto, abbonda di centri commerciali e le aree naturali sono nettamente in minoranza. Le proteste sono aumentate quando la polizia ha fatto irruzione con la forza, utilizzando lacrimogeni per allontanare le persone. La protesta si è diffusa al di fuori di Istanbul in altre città della Turchia per denunciare il governo e la sua mancanza di considerazione nei confronti del popolo. Insomma, una di quelle Primavere che noi non conosciamo, no?
Già si contano tantissimi feriti e morti, ma le proteste continuano a essere pacifiche, da parte degli occupanti.
Io provo tantissima ammirazione per questi uomini, donne, ragazzi e ragazze che stanno lì, lottano per una libertà che è palese, cioè è visibile, tutto il mondo, noi compresi sappiamo che non possono che avere ragione nel fare quel che fanno. Non è la prima volta che la natura è sinonimo di libertà, e come ho già scritto la protesta è diventata una denuncia più grande, di stampo politico.
E allora solidarietà agli alberi di Piazza Taksim, solidarietà ai giovani e meno giovani che stanno aggrappati alle radici della libertà, solidarietà a chi lotta per la libertà natural-democratica.
Solidarietà a Piazza Taksim, alla piazza di Tutto Il Mondo.



http://www.formiche.net/2013/06/04/turchia-rivolta-erdogan/

venerdì 26 aprile 2013

La Voce Di Nessuno

Ritornare a fare tutto con ingenuità, quando all'inizio della nostra sensibilità c'era ben poco, quando ancora non conoscevamo e non capivamo, tanto vedi ora quanto abbiamo capito da grandi uomini di mondo, quando certe parole potevano anche non esistere e il loro uso sbagliato non poteva neanche lontanamente essere contemplato. Perché non c'è dubbio che quando eravamo ingenui eravamo anche più predisposti alla bontà. Dovremmo tutti essere ingenui, tutti avremmo dovuto esserlo fin dalla notte dei tempi. Rifarci solo a quello che sentiamo, percepire se è giusto o sbagliato. So che per fare questo servono le esperienze, ma ormai tutto è da considerarsi incerto, ogni nostra singola sicurezza ha cessato di esistere, ogni nostro principio, ogni nostra affermazione. Quindi sì, ad essere ingenui, si capisce bene la differenza tra giusto o sbagliato, o quantomeno al momento mettiamolo per ipotesi. Perché altrimenti non concepisco come sia possibile che l'umanità preferisca essere stupida che essere ingenua; com'è possibile che siamo ricchi di storia        e questa è l'unica ricchezza da cui non traiamo profitto, l'unica lezione dalla quale non apprendiamo mai; com'è possibile che oggi più di ieri è una storia di diritti calpestati, di donne maltrattate, di raccomandazioni, di ricatti, di animali sfruttati, di mafia, di perdita di risorse umane e ambientali, di poco spazio alle opportunità per tutti, di sfruttamenti, di razzismo, di disprezzo, di bigottismo e ancora non si muovono le acque? Com'è possibile che lasciamo vermi camuffati da uomini scegliere per noi, nonostante facciano finta di saperne di democrazia, li lasciamo sputare sopra le nostre scelte, le nostre schede elettorali, le nostre esigenze, lasciamo che alla fine prevalgano i loro interessi; com'è possibile che abbiamo talmente fatto abitudine a questo schifo da uscircene fuori con qualche frase di circostanza e non ci interessiamo davvero, voltiamo le spalle con facilità e ci illudiamo che non sia affar nostro. Essere ingenui non per forza significa essere stupidi, l'ingenuità ci spinge a credere a qualcosa per il sol fatto che non si suppone ci sia in agguato un tradimento o un pericolo. E' una bella sensazione essere ingenui, in qualche modo si ha la fiducia in ciò che ci circonda. Ritornare a vedere tutto con ingenuità, ritornare a capire che un uomo è un uomo, non un numero, una fonte di profitto, una macchina, non è una scatola da riempire con immondizia e pubblicità inutile.L'uomo è un bambino che ingenuamente gioca, ma se fa male e vede soffrire capisce che non deve fare più ciò che ha fatto, per un principio arcaico secondo il quale ci suggerisce che se in questa terra ci sei anche tu, evidentemente devo rispettarti, perché questa terra è mia quanto tua. Gli animali che non hanno una coscienza l'hanno sempre capito, noi che ci siamo tanto evoluti, abbiamo dimenticato o forse non l'abbiamo mai capito.
Questo è il letargo più devastante che abbia mai visto.
Apriamoci gli occhi, in qualche modo. Se mi sto illudendo anche io, non lo so. Ma sono stanca, e pronta.
Apriamoci gli occhi.

La Voce Di Nessuno.

martedì 22 gennaio 2013

Ti Dirò: storia d'un'altra vigliaccheria



Ti dirò, che mi ferisce averti perso, anche se sei un cancro. Ma ti capivo.
A te dirò, invece, che è vero, non si scende dal palco della nostra vita in cui decidiamo di recitare. Ma quantomeno cambiamo commedia.
Anche a te dirò che non vai da nessuna parte. E non sono le domande che ti guideranno.
Ti dirò che ti voglio bene, ma è bello stare in lontananza, ti vedo più chiaramente.
Ti dirò di non fraintendere, è colpa mia. Ma non fraintendere.
Ti dirò che ancora non capisci, e io non proverò a spiegare.
Ti dirò che dovresti solidificare i tuoi occhi e non farli colare mai più. Non su di me.
Voglio dirti, e lo farò che non ti conosco, ma mi riconosco in te.
Ti dirò che dovremmo proprio vederci.
Ti dirò che ci guideremo a vicenda splendidamente, lo stiamo già facendo bene.
A te dirò di farti guidare un po’ di più, senza troppi specchi.
Ti dirò che ho seri dubbi riguardo a quanto tu possa capirmi.
Ti dirò che molti altri quaderni vanno riempiti.
Ti dirò.
Un giorno.


*Cosa c’hai concluso?
La Fine.