martedì 29 ottobre 2013

a: Sara Mago, Emisfero Destro Del Cervello.

Cara Sara, ti scrivo tempestivamente, ora che ti riconosco con questo nome. Ne hai sempre diversi, lo capisco, stai dall'altra parte del mondo e lì si usa fare in questo modo. Ma ti ho conosciuta solo così, e ora sei ritornata. Mi fa piacere. Come stai? So che sei partita. Io sono rimasta, qui, sempre. Ho deciso di rimanere. Su quest'isola nascosta dal cranio pensavo bene di potermi portare avanti, di elevarmi sopra le miserie del mondo, di arrivare a toccare le anime di tutti senza farmi scheggiare. Ho fatto bene il mio lavoro, sempre. Sono stata estremamente razionale. Era un modo per proteggermi. Ma tu sei arrivata e hai stravolto tutto. Non mi è dispiaciuta come cosa, e onestamente sappiamo bene nelle nostre vite chi è dominante e chi no. Ma so che stai male per ora, per questo ti scrivo e vorrei davvero starti vicino.
Cercare di comprendere la realtà in maniera analitica e prettamente lucida non è un modo per non credere più alle cose, Sara. Non sempre è necessario, lo so, difatti apprezzo infinitamente quello che fai per noi, per me. Ma quanti rischi corri, quante ferite vai a beccare! Mi dispiace tanto, e vorrei proteggerti. Quante cose non ti meriti.
Ti parlo come una madre parla a sua figlia: fai attenzione. Non ti puoi fidare di tutti, evidentemente non è possibile. Ma, non fraintendere, non ti sto dicendo di diventare come me o la mia gente, nemmeno noi ci chiudiamo sempre in noi stessi senza sperimentare nulla. Ma siamo molto attaccati alla ragione, cerchiamo sempre di considerare ogni minimo dettaglio, per evitare pericoli o insidie. E io non voglio che tu soffra ancora. Sii sempre spontanea, ma segui l'istinto anche quando ti suggerisce di diffidare, non è una macchina di positività che funziona bene solo quando ti suggerisce di buttarti; è molto affidabile anche se ti dice di cambiare strada, di non fare qualcosa. L'Isola funziona anche grazie a lui. Per il tuo bene, per la tua comunità, per me, per tutta l'Isola, mia cara Sara, proteggiti. Abbiamo bisogno tutti della felicità, credimi. Possiamo collaborare e lo sai, lo facciamo già da sempre. Proteggi i tuoi sentimenti, che poi sono anche i nostri. Chiudi le porte agli artisti ipocriti, creati da sola i tuoi colori. Fidati di noi, odiaci, amaci, ma ritornerai. Come sei ritornata adesso, e sarai sempre la benvenuta. Ricordati, Sara: non c'è persona che rimarrà al tuo fianco fino alla fine al di fuori di  quella che sei. Non tradirti di nuovo. Ama sempre ma non ingannarti mai più. Questa non è un'Isola felice, dobbiamo costruire ancora tanto. Ma abbiamo un potenziale che nessuno immagina.
Guarisci presto, mia piccola Sara.
Ti voglio bene,
Lelia Stradykary. 

giovedì 3 ottobre 2013

Preghiera in Ottobre

Perdonateci.
Perdonateci, voi anime già perse nel mare.
Voi anime salve, almeno per un tentativo. Fallito.
Io non ho parole. Ma tanto a che servono? Non sono mai abbastanza, non hanno più potere.
Perdonateci; per la nostra politica, la mentalità, la strafottenza, l'incuranza, la disattenzione, il menefreghismo, l'ipocrisia con cui sorvoliamo sulle vostre vite.
Solidarietà? Quale solidarietà? Cosa vuol dire?

Un giorno staremo noi dalla parte del mare, del vuoto, della paura, della guerra. Avremo noi bisogno di fuggire, di tentare, di salvarci. Cosa faremo? Dove andremo? E cosa prentenderemo? Diritti, ospitalità, dignità, cure. Perché? Perché siamo umani. Perché fuggire è l'istinto davanti alle disgrazie mille volte più grandi di noi, talmente tanto da renderci impotenti. Scappare, cercare rifugio.

Perdonateci.
Stanotte dormiremo tranquilli perché finché non sono i nostri figli, i nostri parenti, i nostri amici, voi potete morire tutte le volte che vi pare, sempre di più. La guerra? La povertà? Cosa? Io ho già i miei problemi a cui pensare. Mi scusi, sono in vacanza, non mi va di sapere, io a mare ci vado solo a prendere il sole.
Non ci interessa la vostra disperazione, non ci tocca. La disperazione non la conosciamo, è illegale. E se è illegale, voi da qui non passate. Potete anche rimanere a mollo.

Perdonateci, perché sappiamo troppo bene cosa facciamo, perché lo facciamo, che sistema abbiamo interno, quanto sia disumano, e non facciamo niente.
Perdonateci. 



3 ottobre 2013, oltre 100 immigrati morti in mare nel porto di Lampedusa